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Tulle blu (e viva gli sposi)

14/07/2516
È notte fonda e io non ho idea di dove cazzo sono.
Mi sono appena svegliata in un letto che non è il mio, in una stanza che non riconosco e sono completamente sola. Le lenzuola sono blu, questa cosa non mi dice assolutamente nulla. Alla mia destra c'è un grande armadio dalle ante scorrevoli, alla mia sinistra una vetrata che dà su Capital City ma non capisco in che punto esatto mi trovo da così in alto. Stupida città tutta uguale.
Alzo la testa dal cuscino e sento un fastidio, i capelli mi tirano. Passo una mano e mi rendo conto che ce li ho ancora acconciati ed è per questo che sento questa specie di cerchio alla testa oltre al rintontimento dato da quelli che sono i riconoscibilissimi postumi di una potente sbornia. Inizio a scioglierli mentre abbasso il mento fino a che non riesco a guardarmi il petto e capire come sono messa. Ho un abito lungo di tulle blu - sì, come le lenzuola - con lo scollo a cuore ed il corpetto pieno di diamanti, è uno degli abiti che dovevo mettere per il matrimonio di Stone. Inizio a ricordare vagamente qualcosa, me che dico ad Eddie di indossare una cravatta blu perché stava bene con i miei occhi. Ed anche con i suoi.
Sono stata al matrimonio di Stone, ok.
Lascio i resti della mia acconciatura su questo letto blu - che continua a non dirmi assolutamente nulla - e mi tiro su a fatica. In questa stanza non c'è niente di riconoscibile, anzi a dire il vero non c'è niente che dia un tocco personale in generale. Mi sa che sono in un hotel.
Ho un buco nero che va dal tardo pomeriggio ad adesso. Con sommo sforzo riporto alla mente l'immagine della cerimonia civile, Stone e Jade che si baciano e io e Kiki che battiamo le mani fino a quasi staccarcele. Il ricevimento non lo ricordo. Niente. Zero. Giusto l'immagine sfocata di me che canto al microfono. Santo cielo, ho cantato da ubriaca al matrimonio di Stone. Non so nemmeno cosa ho cantato, I will always love you diceva il titolo. Il testo l'ho letto tutto. Ho cantato da ubriaca al matrimonio di Stone una canzone che nemmeno sapevo, fantastico.
Non dovevo bere, l'aveva detto pure mia madre e ora sono qui e non ho idea di dove cazzo sia qui.
La mia borsetta non c'è quindi niente revolver, i coltelli invece non li ho proprio portati. Mi guardo intorno alla ricerca di qualcosa che possa essere utilizzata come arma - in fondo non ho idea di dove sono, e il tipo magari mi ha rubato la pistola di proposito - e l'unica cosa che trovo di lontanamente utile è una sveglia digitale e decido di portarmela al seguito. Non ho le scarpe, chi mi ha portato qui mi ha tolto le scarpe ma non il vestito. Per ora. Sul comodino c'è un c-pad che non è il mio, ma è spento quindi continuo a non avere indizi su chi mi abbia portata qui. In un breve attimo di panico litigo col tulle della gonna fino a sollevarlo del tutto, devo controllare una cosa: la biancheria c'è ancora, va bene. Meno male.
Mi muovo a piedi nudi dentro la stanza, lentamente perché gli strati di tulle strisciano l'uno sull'altro ad ogni movimento e rischiano di farmi scoprire. Strisciano pure per terra se è per questo, visto che sono scalza. La porta è socchiusa, il mio rapitore - chiunque si trascini dietro una ragazza ubriaca è da considerarsi tale e per quanto ne so potrebbe essere stato lui a drogarmi - probabilmente sta tornando, sento l'acqua che scorre quindi evidentemente si era alzato per una sosta al bagno. Anche quest'altra stanza, questa sorta di salotto/sala da pranzo in cui mi trovo adesso non mi dice assolutamente nulla. C'è un sacco da pugile, una sedia con le ruote di fronte un tavolo con sopra un deck chiuso ed un gatto nero che mi fissa. Nessuno porterebbe un gatto in hotel, specie per una trasferta di un giorno solo per un matrimonio, quindi questo posto non è un hotel. Non conosco nessuno con un gatto nero, a parte Stone e Jade ma dubito che la prima notte di nozze mi avrebbero portata a casa con loro. E poi ho sbirciato dentro casa di Stone, non è così, e soprattutto qui non siamo sul lungomare di Capital City. Fino a riconoscere la zona di casa mia ci arrivo, dopo tutto.
Accanto alla porta della camera da letto ce n'è un'altra da cui filtra la luce, deve essere il bagno poiché il rumore dell'acqua che scorre si è fatto più intenso. Mi appiattisco contro la parete, con la sveglia sollevata bene in alto e pronta ad essere usata come arma impropria.
Non sento più rumori, è il mio momento.

« Identificati, pezzo di merda! »

Grido prima ancora che il rapitore esca dal bagno, gesticolando con la sveglia in mano. Grazie all'effetto sorpresa riesco a placcarlo - mi aspettavo molta più resistenza visto il sacco da pugile - ma è alto e al momento gli sto guardando il petto e quindi non ho idea di che faccia abbia. Lo butto a terra con tutta la forza di cui dispongo e con un salto mi ci lancio addosso per immobilizzarlo, ma 'sto cazzo di tulle svolazza da tutte le parti e continuo a non vedere niente. Da sotto la vaporosa nuvola blu però sento il lamento di una voce fastidiosamente familiare. Scivolo sopra il corpo del rapitore e mi allontano, tento di metterlo a fuoco mentre dimeno ancora la sveglia a mezz'aria pronta a lanciargliela in fronte alla prima mossa azzardata. Sento un ritmico picchiettare di unghiette sul pavimento duro e subito dopo un muso peloso che cerca il contatto con la mia mano libera.
Porco cazzo, è Eddie. Stavo per dare un colpo in testa ad Eddie. E nel casino ho pure svegliato Taglio che è arrivato in cerca di coccole.
Devo smetterla di bere.



Cicciotte e disgrazie

15/06/2516

Sono sul divano che faccio zapping all'holotv evitando accuratamente tutti i canali in cui sta parlando qualcuno con una faccia troppo seria, ed ultimamente sono davvero molti. Sembra il periodo delle disgrazie. Becco un holofilm con una bionda cicciotta che piange, si ingozza di gelato e indossa delle mutande orrende e decido di seguirlo per vedere se prima o poi dimagrirà. Non credo fosse esattamente quella la trama ma è quello che interessa a me, capire se continuerà ad essere una cicciotta piagnucolosa o se prima o poi le faranno quelle trasformazioni da holofilm in cui si lega i capelli, si trucca ed improvvisamente diventa la più bella della comitiva. E quindi sto lì che tento di dare una risposta a questo dubbio esistenziale quando il mio pad inizia a suonare. Spengo. Risuona. Rispengo. Risuona. Leggo il nome e capisco che potremmo andare avanti per una settimana se non mi decido a rispondere.

« Scimmietta! Ti ho disturbata? »
« Shì de, ma fa niente. Che vuoi ma'? »

E lo vedo, il sorrisetto malefico di quando ha saputo qualcosa che io non ho voluto raccontarle e non vede l'ora di rinfacciarmelo. Mi vengono i brividi e lei lo sa, se ne accorge, ed infatti se la ride di gusto.

« Mick mi ha detto che ti sei sistemata proprio bene a Capital City. »
« Ti ha anche detto che ho dovuto comprare una holotv nuova perché gli è volato il joystick proprio al centro dello schermo? »
« No sciocchina, mi ha detto che quando sei stata male hai ricevuto molti pensierini dai tuoi nuovi amici. »

Mickey sei uno schifoso spione, appena ti prendo ti ammazzo.

« Chi ti ha regalato un bouquet da sposa? »
« Un mio collega, ma ha detto che voleva dire felicità e vita o qualche scemenza simile. »
« È quello con cui sei uscita mentre Mick era da te? »
« Sono uscita con diverse persone mentre Mickey stava qui a distruggermi l'appartamento. Comunque sì, nel mezzo c'era pure lui. »
« Quando me lo fai conoscere? »
« Aspetta ma', mi è arrivato un messaggio. »

Premo sulla facciotta di mia madre rimpicciolendone l'immagine per andare a leggere, ma lei non demorde.

« Chi è? È lui? Come si chiama? »
« È il mio capo ma', cose di lavoro. »
« Stai per fidanzarti con il tuo capo per lavoro? »
« No ma', il messaggio. Il messaggio me l'ha mandato il mio capo. »
« E quando vi fidanzate? »
« Da quel che mi risulta, direi mai. »
« Sempre che fai la schizzinosa, cos'ha il tuo capo che non va? »
« Mamma perché dovrei fidanzarmi con il mio capo che tra nemmeno due settimane sposerà un'altra? »
« E ci vai con quello dei fiori al matrimonio? »
« Ci vado con Edward Shaw al matrimonio. »

Si zittisce mentre sta palesemente cercando nella sua memoria di impicciona un qualche indizio che le permetta di dare un volto a quel nome e cognome, io riesco finalmente a rispondere a Stone e ingrandisco nuovamente la sua immagine che è ancora abbastanza perplessa.

« È ancora basso? »
« È circa una spanna più alto di me adesso. »
« Oh meraviglioso, ci servono bei giovanotti alti in famiglia così aggiustiamo un po' la stirpe. Divertiti al matrimonio e non bere troppo che poi inizi a dire fesserie. Ciao ciao. »

Ha riattaccato. Per fortuna non mi sono ancora persa la trasformazione della cicciotta dell'holofilm.




Riassunto delle puntate precedenti

 02/06/2516

Stava andando tutto bene.
Jack ha smesso di telefonarmi nel cuore della notte, quindi o ha smesso di ubriacarsi piagnucolando che l'ho lasciato oppure se n'è fatto definitivamente una ragione.
Ho un cane. Avevo. Ho avuto. Su questo punto devo informarmi meglio in effetti.
Ho una nuova amica ed è pure una mia collega, il che è perfetto perché io e lei la pensiamo allo stesso modo su tutto anche se è un po' strana. A pensarci meglio, è molto strana. Credo che potrebbe finire con l'infilzarsi un occhio col suo stesso bisturi prima o poi. Però è divertente.
Ho una quasi socia, è questione di firmare qualche scartoffia ed è fatta. Siamo in ballo. Abbiamo praticamente un lavoro ma soprattutto siamo sveglie e presto se ne renderanno conto.
Ho un buon capo, uno di quelli che appena lo saluti capisci già che è una brava persona. Uno di quelli che è convinto di poter salvare da solo il 'verse intero ma che a differenza degli altri potrebbe riuscirci sul serio eh, lui questo fottuto 'verse lo può raddrizzare davvero.
Ma ho anche la lingua lunga, porco cazzo. Dovevo fare un'unica cosa: non dire al capo che conosco Eddie. E invece l'ho fatto, senza nemmeno confezionargliela carina prima. Mi ha chiesto di non vederlo più, e io che faccio? Dico di no, è ovvio. Ovvio stocazzo.
Sì che alla fine avevo ragione io - che domande - ed Eddie a parte essere fastidioso non ha fatto proprio niente di male, ma porca miseria ladra era proprio necessario mettermi lì a sottolinearglielo?
Per non dire che questa battaglia la sto combattendo da sola senza che nessuno me l'abbia chiesto, che se il rosso lo venisse a sapere non la prenderebbe affatto bene. Già me lo immagino che mi guarda scocciato e inizia a parlarmi con quel suo fare indisponente:

« Rebecca » perché per dire queste cose mi chiama Rebecca, un po' come mia madre « perché non riesci mai a stare zitta e buona? »
Non lo so proiezione di Eddie che vivi nella mia testa, onestamente me lo chiedo anche io.